Tutti possono scrivere, ma non tutti sono autori

Inizierò quest’articolo nella maniera più diretta e chiara che io conosca. Pubblicare un libro non è cosa da tutti. Attenzione, scrivere è un’arte, è un diritto che tutti possono esercitare. Ma da lì a scrivere per pubblicare un libro c’è una netta differenza. Mi trovo ogni giorno a fronteggiare innumerevoli richieste di pubblicazione, manoscritti, diari, fogli A4 e documenti word correlati dalla solita frase “dagli un’occhiata”. Non me ne vogliate, apprezzo molto e sono grato del fatto che tanti ci scelgono per dare visibilità ai propri pensieri. C’è qualcosa però che voglio difendere in questo mio scritto. È il valore del messaggio.

Scrivere un libro equivale a dare visibilità, amplificare e diffondere un messaggio, una storia, un’emozione, delle informazioni. Con l’avvento dei social, i contenuti sono alla portata di tutti, esistono sempre più post, note, blog, video, audio e chi più ne ha più ne metta. Quest’eccesso d’informazioni sta causando una smisurata crescita della quantità dei contenuti a discapito della qualità.

Gli editori sovraccaricati dalle continue richieste di pubblicazione, prendono l’errata piega di dare voce a tutti, anche a storie e messaggi che non aggiungono valore al prossimo, che non arricchiscono più di tanto. Contenuti che non tolgono e non aggiungono nulla. In questo modo, si dà vita a un oceano sempre più vasto di mediocri pubblicazioni dove trovare un libro di valore diventa una "caccia al tesoro".

Poi ci sono i profili seriali, quelli che, contando i like dei loro post, hanno l’illuminazione: “devo pubblicare un libro!”. A loro vorrei semplicemente ricordare che tra un post e un libro c’è una grande differenza, così come tra un like e il click per l’acquisto di un libro. Chiedetevi piuttosto quanti like avreste ricevuto se questi avessero un prezzo da pagare.

D’altro canto, pubblicare un libro significa lasciare un’eredità nel mondo (anche se molti libri finiscono al macero e questa è una grande sconfitta per tutti. Altro motivo per non pubblicare tutto e troppo!).

Molte copie stampate dureranno forse più anni dell’autore stesso. Di altri rimarrà traccia per sempre, nel bene e nel male. La domanda che spesso mi pongo per scegliere le pubblicazioni è se quel libro aggiunge realmente valore al mondo, se arricchisce l’attuale e le future generazioni. Mi domando quali emozioni infonderà nei lettori e quale messaggio lascerà nei loro cuori. Queste domande sono per me un timone che mi aiuta a scegliere quali testi pubblicare e quali no.

Il libro è da sempre uno strumento di grande comunicazione. Il Creatore stesso decise di comunicare al mondo attraverso il Libro. Oggi molti sentono il bisogno di comunicare, di scrivere, la necessità dei like e delle condivisioni. Mi domando, però, se questo desiderio è solo frutto di una moda passeggera dettata dalla vita virtuale o di una vera “chiamata alla scrittura”.

Non scrivere per soldi

Capisco che per molti è un’affermazione forte, ma sono arrivato alla conclusione che è come in qualsiasi altro mestiere della vita. Quando lo fai solo per soldi perdi il focus centrale, perdi la passione e la creatività.

Scrivere un libro è un dono d’amore verso il prossimo, è desiderio di un’intimità emotiva, intellettuale e culturale che si creerà tra l’autore e il lettore. Scrivere solo per il mero gusto di leggere il proprio nome stampato su una bella copertina, non ha molto senso. Per tornare al discorso del Creatore, basti pensare che non ha mai ricevuto un solo centesimo di diritto d’autore, nonostante il Suo sia ancora il Libro più venduto al mondo! 

Mi rivolgo agli aspiranti autori… Amate i vostri lettori ancor prima di conoscerli, scrivete per arricchire l’umanità, fatelo per lasciare un’eredita al mondo. Quando questi sentimenti condurranno il vostro scritto, allora avrete già vinto.

Scrivere per sé stessi è un’arte, scrivere per tutti è una missione.

Per concludere, chi non dovrebbe scrivere un libro? Chi lo fa per promuovere sé stesso, chi non legge, chi non scrive per passione, chi aspira solo al successo e, come dicevo, ai soldi. Chi non ha nulla d’interessante da dire e chi molla al primo rifiuto!